L'incredibile storia - il conflitto di interessi
il fatto | gli antefatti | l'inganno | l'accusa | il verdetto
i diritti negati e le regole violate | il conflitto di interessi
Dopo il rifiuto per la revisione del processo del 30 aprile 2002 (appello gestito dagli stessi avvocati del processo), si scoprì casualmente un fatto incredibile: Ira Loewy, principale avvocato della difesa di Enrico Forti, contemporaneamente all’incarico di difensore, lavorava anche come sostituto procuratore per lo Stato in un altro processo.
Quindi un chiaro conflitto d’interessi diretto!
Richieste spiegazioni per questo duplice lavoro, l’avvocato Ira Loewy dichiarò di esserne stato autorizzato dallo stesso Forti. A supporto delle sue affermazioni esibiva a sorpresa (e solo molti mesi dopo) la fotocopia di un documento che attestava tale autorizzazione, peraltro senza data né timbro del tribunale.
Però Enrico Forti asserisce con estrema sicurezza di non essere mai stato a conoscenza di questo fatto, di non aver mai visto quel documento e che la firma in calce (cosa grave) non è la sua. Anche i suoi familiare d’altronde, che si occupavano dei contatti e dei pagamenti delle parcelle, non furono mai messi al corrente di questa storia.
Comunque sia, c’è una certezza inconfutabile: non è mai stato presentato l’originale di quel documento e nessuna udienza fu mai tenuta davanti al giudice per allegare quel documento agli atti del processo. A onor del vero un’udienza è stata tenuta a questo proposito poiché la giudice Platzer, a conoscenza del fatto, impose ai difensori di legalizzare la registrazione agli atti del processo del documento con la presenza e la firma del “cliente” Enrico Forti. In realtà non si fece mai.
Il pubblico ministero Reid Rubin inserì ufficialmente nella sua mozione la fotocopia di questo documento, avvalorandone l’autenticità (Exhibit “E“).
L’originale era andato inspiegabilmente perduto!
Paradossalmente al processo si verificò una situazione strana: più che uno scontro tra difensore ed accusatore, ognuno a sostegno della propria tesi, fu un confronto tra due “colleghi”.
***
Reid Rubin sapeva benissimo del conflitto di interessi dell’avvocato Ira Loewy nel processo contro Forti e lo dimostra l’udienza tenuta il 29 marzo 2000 (si può rilevare dall’allegato “F” della Risposta dello Stato del 12 dicembre 2005). Tre anni dopo, quando l’inghippo venne casualmente scoperto da Forti, Loewy, come un prestigiatore, estrasse dal cilindro (computer di casa) la fotocopia di un documento, firmato dallo stesso Forti, che gli dava l’autorizzazione al “doppio lavoro”.
Reid Rubin sapeva anche perfettamente che il documento presentato da Ira Loewy (vedi allegato “E” della stessa Risposta dello Stato del 12 dicembre 2005) non era stato allegato agli atti del processo e nessuno aveva mai visto l’originale, che non si è mai trovato presso gli archivi del tribunale.
Tuttavia Rubin ha convalidato questo documento (che Enrico Forti sostiene di non aver mai visto, né tanto meno discusso; anzi che la sua firma è assolutamente falsa), scrivendo testualmente nel relief di post-condanna, che si trattava “di una falsa dichiarazione fabbricata dal Forti nel disperato tentativo di favorire i suoi personali interessi” e che comunque “anche se di questo documento non si trovasse l’originale, ciò non sarebbe sufficiente per concedere la revisione del processo”.





